Tribuna Libera     

mensile promosso da militanti di diversa tradizione legati all'Intesa Internazionale dei lavoratori e dei popoli

01 2017 - Editoriale  

Verità, rimozione, responsabilità


Nel suo discorso al Parlamento dopo i tragici fatti legati al maltempo e alle nuove scosse di terremoto, Gentiloni ha dichiarato: "A Rigopiano è stato fatto ogni sforzo possibile dal punto di vista umano, organizzativo e tecnico. Se ci sono stati ritardi e responsabilità saranno le inchieste a chiarire. Noi non temiamo la verità". L'affermazione merita di essere approfondita, perché giocare con la verità vuol dire giocare con la vita, non solo di chi l'ha purtroppo lasciata a Rigopiano.

Gentiloni - e con lui le opposizioni - pone dunque il discorso sul "tecnico" ed eventualmente sul penale-giuridico. Non è il solo a farlo, anzi.

Poche settimane prima il governatore della Campania se l'era presa con i medici che, posti in condizioni di degrado paurose, avevano dovuto ricoverare per terra, su giacigli di fortuna, decine di pazienti, in un gesto quasi eroico. E ancora, tutte le volte che una scuola cade a pezzi e che si verifica un incidente più o meno grave, immediatamente si cercano i capri espiatori nei presidi, nelle RSPP e addirittura nei lavoratori.

Chiunque potrebbe continuare con altri esempi, in ogni settore.

Questo riportare i drammi e i problemi sul terreno "tecnico" e giuridico rappresenta il tentativo di rimuovere le vere responsabilità, che si riducono ad una questione, come dimostriamo a pag. 2: i tagli mostruosi fatti in questi venticinque anni a tutti i servizi pubblici, alla manutenzione delle strade, all'attrezzatura degli addetti, ai controlli, ai restauri, alle manutenzioni, ai posti letto, ai servizi sanitari, alle scuole ...

La verità è che le centinaia di miliardi che sono state tagliate sono andate al pagamento di un presunto "debito" detenuto da un pugno di persone che godono di ricchezze incalcolabili e inimmaginabili.

La verità è che questi super-ricchi sono per esempio gli otto plurimiliardari che nel mondo detengono più della metà delle ricchezze di tutti i popoli del pianeta, con l'1% della popolazione mondiale che si trova in tasca quanto detiene il restante 99%! E' a questi speculatori, banchieri, capitalisti (che oggi anche il M5S benedice, vedere pag. 2) che ci hanno costretti a versare i nostri soldi, i soldi delle nostre conquiste, dei nostri servizi, delle nostre vite.

La verità è che la regia di tutti questi tagli ha nel nostro continente un nome preciso: UE.

Precisiamo allora le affermazioni di Gentiloni: non solo è stato fatto tutto il possibile dal punto di vista tecnico (salvo errori che non tocca a noi giudicare), ma è stato fatto e viene fatto molto di più grazie alla capacità e all'eroismo di chi ha operato e opera quotidianamente in condizioni estreme a causa delle politiche di questi anni (a Rigopiano, negli ospedali, nelle scuole, nei trasporti...). La verità è che i responsabili di ciò che non è stato fatto in questa occasione come in Campania, come per l'incidente ferroviario in Puglia, come per gli incidenti mortali nelle scuole... sono proprio Gentiloni, Renzi, Monti, Berlusconi, Prodi...con tutti i loro ministri e i partiti che li hanno sostenuti, Lega compresa (e anche la Lorenzin, che finge di prendere posizione per i medici incolpando la Regione Campania, quando è lei ad averla strozzata!).

Ma le responsabilità non finiscono qui. I popoli, dallo sciopero francese del maggio scorso alla Brexit, dalle manifestazioni in tutti i Paesi fino alla vittoria del NO al referendum del 4 dicembre, cercano indubbiamente la strada per sbarazzarsi di questa politica e dunque della sua regia, l'UE. Ma questa ricerca non è senza ostacoli e difficoltà. Per esempio, se i dirigenti sindacali si rifiutano di cogliere l'enorme potenziale di lotta, non si rendono in effetti co-responsabili del proseguimento dei peggiori piani?

L'accanimento e il disprezzo per la popolazione con i quali il "nuovo" governo sta cercando di portare a termine il programma di Renzi (Job's Act, deleghe della "buona" scuola, tagli, negazione del referendum sull'art. 18...), così come le nuove misure chieste dall'UE indignano fin d'ora milioni di lavoratori e cittadini. Il problema posto è: come aiutare questa indignazione a tradursi in mobilitazione, per imporre alle organizzazioni sindacali l'unità per lo sciopero generale, fino a farla finita con questa politica che ci porta al disastro?

Questo giornale e il Movimento Politico per l'Abrogazione (pag. 3) vogliono essere uno strumento di libera discussione, informazione e confronto per aiutare ad affrontare questo problema. Inviateci i vostri contributi, allarghiamo la discussione e le azioni comuni.


Lorenzo Varaldo


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