Tribuna Libera     

mensile promosso da militanti di diversa tradizione legati all'Intesa Internazionale dei lavoratori e dei popoli

Archivio - editoriale del 03 2015  

Salvarsi dal naufragio

In un'incredibile intervista a "La Stampa", Fassina (PD) dichiara tra le altre cose: "L'eurozona arriva al naufragio lungo la rotta che sta percorrendo", aggiungendo: "Non è un problema di destra o sinistra, è un problema di prenderne atto".

Invito a leggere le interessanti riflessioni che fa una nostra abbonata (pag. 3) e mi permetto di sottolineare due punti: 1) Fassina e tutti i politici (PD e non) sanno benissimo che ci stanno portando al disastro, e tuttavia continuano a farlo; 2) quando dice "non è un problema di destra o sinistra", pur facendo un'osservazione parzialmente giusta, Fassina vuole ingannarci ancora una volta. Come se l'andare al disastro fosse qualcosa di ineluttabile, una sfortuna del nostro tempo che ci è capitata e non ci resta che accettare.

No Fassina, no Renzi, no politici di "sinistra": l'UE, l'euro, la BCE, i trattati sono di destra, della tradizione più reazionaria e oscurantista che possa esistere. Voi, cavalcando queste istituzioni portatrici di morte, avete la più grande responsabilità sul ieri, sull'oggi e sul domani, in primis quella di aver ricattato i popoli dicendo che chi si opponeva all'UE era di destra, leghista etc... (quando poi la destra e la Lega, dal governo, hanno applicato e applicano tutte le politiche distruttive UE).

Fassina, politici di "sinistra", coscienti venditori di falsità: siete voi che avete tradito completamente la causa dei lavoratori, dei popoli, del movimento operaio. Voi che avete fatto una politica di destra e che continuate a farla, per esempio presentando la "riforma" della scuola.

Si può ancora fermare il disastro del quale queste persone sono perfettamente coscienti?

Questione non semplice, come dice la lettrice a pag. 3. Eppure urgente e vitale per i lavoratori, i disoccupati, i cassintegrati che non arrivano a fine mese, le persone che non possono curarsi...

Guardiamo ciò che succede in Grecia (pag. 4). Le lavoratrici licenziate che chiedono di tornare al lavoro, i dipendenti pubblici che vogliono indietro i loro salari, i lavoratori del Pireo che non vogliono le privatizzazioni non possono aspettare. Ma nemmeno i capitalisti, i banchieri, gli speculatori difesi dalla troika vogliono farlo. Ogni ambiguità cade giorno dopo giorno: non c'é più spazio per il "dialogo" con la controparte, per "accordi", tavoli di trattative; non si possono difendere nemmeno un minimo le conquiste, i posti di lavoro, i servizi pubblici se non si va fino in fondo, se non si assumono in modo del tutto indipendente le esigenze della popolazione.

Ciò che è vero ad Atene, non è altrettanto vero da noi? I nostri dirigenti sindacali non sono posti di fronte allo stesso bivio?

Guardiamo ciò che succede nella scuola. E' bastata la posizione dei sindacati sulla questione "scatti di anzianità" per mettere in difficoltà Renzi e costringerlo a rinunciare a questo punto. Tuttavia il governo ha presentato un DDL con tutti gli altri punti distruttivi e ha ridotto le assunzioni annunciate di 50.000 unità, tagliando fuori migliaia di persone che avevano già maturato il diritto ad essere in ruolo da settembre prossimo (pag. 3).

Che cosa ha permesso al governo di osare ugualmente, nonostante la difficoltà nella quale versava? Non è forse il fatto che i dirigenti sindacali hanno sospeso la mobilitazione da tre mesi (dallo sciopero del 12 dicembre) e non hanno preso posizione chiaramente per il ritiro della "buona" scuola e l'assunzione di tutti i precari, limitandosi a fare "controproposte"?

D'altra parte, guardando sia la scuola, sia gli altri settori, chi può comprendere che si parli di referendum e leggi popolari che come minimo andrebbero alle "calende greche"(pag. 3), quando i provvedimenti cominciano a colpire oggi, subito, la pelle dei lavoratori (pag. 2)?

Tiriamo una lezione: la strada c'é, il governo è in difficoltà, si può fermare. Ma deve essere costretto a farlo con la forza della mobilitazione e della chiarezza delle parole d'ordine, subito.

Con la riforma della scuola, tutto torna in gioco. CGIL, CISL e UIL hanno convocato per l'11 aprile una manifestazione nazionale a Roma. Bene, ma più che mai è necessario che vadano fino in fondo, per il ritiro del DDL, per l'assunzione di tutti i precari.

Come il 12 dicembre, i lavoratori, gli insegnanti, il personale della scuola, gli studenti, le famiglie, tutti sono pronti: non si può attendere un minuto, battiamoci nei sindacati, nelle assemblee, nei luoghi di lavoro perché i sindacati prendano in mano la lotta e un altro passo verso "il naufragio" venga impedito.

Lorenzo Varaldo

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