Tribuna Libera     

mensile promosso da militanti di diversa tradizione legati all'Intesa Internazionale dei lavoratori e dei popoli

Archivio - editoriale del 10 2015  

Far "cambiare" strada al governo?

"Questa riforma va cambiata" hanno detto i dirigenti sindacali al termine dell'assemblea nazionale CGIL-CISL-UIL-SNALS dei dirigenti scolastici, riunita a Roma il 15 ottobre per iniziare un "nuovo ciclo di mobilitazioni". "Questa Legge di Stabilità va cambiata", hanno dichiarato i dirigenti confederali al termine delle manifestazioni della scuola del 24 ottobre.

"Cambiare" non é "abrogare", né "ritirare", e avremmo già molto da dire.

Ma prendiamo per buona l'espressione "cambiare".

Chi e che cosa può far cambiare strada al governo e al Parlamento?

Un anno fa, dal palco dello sciopero generale del 12 dicembre, Camuso e Barbagallo pronunciarono le stesse parole. E' giocoforza constatare come il governo, di fronte alla rinuncia successiva dei dirigenti ad andare fino in fondo, non abbia per nulla "cambiato" strada, anzi.

Qualunque lavoratore sa che senza una prova di forza più potente di quella di un anno fa, unita, nazionale, su rivendicazioni precise e con i dirigenti sindacali pronti ad andare fino in fondo, questo governo non solo non cambierà mai strada, ma proseguirà e accentuerà il suo cammino per realizzare il programma di... Berlusconi.

Nemmeno il più ingenuo degli ingenui e il più illuso degli illusi può oggi credere che con il "dialogo" o con manifestazioni sfilacciate e divise si possa fermare questo treno in corsa.

Come comprendere allora che i dirigenti sindacali non solo indichino a insegnanti, DS e personale di battersi scuola per scuola, contrattando i "criteri" per applicare la legge, ma addirittura si rifiutino di formulare la rivendicazione precisa del blocco dei salari al merito e dell'assunzione di tutti i precari su posti cattedra normali (vedere pag. 3)?

Da parte loro, 200 insegnanti, DS, genitori, studenti si sono riuniti a Torino in un Meeting pubblico e hanno affermato chiaramente: "Questa legge va bloccata per aprire la porta alla sua abrogazione. Per farlo non ci si può battere scuola per scuola, nel chiuso dei collegi docenti o contrattando i criteri per applicare più o meno "bene" questo o quell'articolo. Questo per un motivo fondamentale: il primo obiettivo della "riforma" è proprio isolare le scuole, farle diventare tanti microcosmi, ognuno con i propri livelli, i propri finanziamenti, i propri "criteri". Per questo ci rivolgiamo a tutte le organizzazioni sindacali: è il momento di unire questa lotta e organizzare la mobilitazione nazionale, a partire da una manifestazione unitaria che porti a Roma centinaia di migliaia di cittadini, per imporre al governo di aprire una trattativa che porti a bloccare innanzitutto i "premi" e ad assumere i docenti della Fase C su posti cattedra normali, e quindi gli altri punti distruttivi e ad un vero contratto nazionale".

La questione posta da questo Appello si limita alla scuola?

Pezzo dopo pezzo, non c'é dubbio, la sanità pubblica viene smantellata (pag. 2 e pag. 3) e, come per la scuola, lo si fa nella demagogia della "lotta agli sprechi" e della "riduzione delle tasse". Ma le bugie hanno le gambe corte, e allora succede che persino Chiamparino, esecutore di tutte le peggiori politiche di questi anni come sindaco di Torino e ora come presidente della Regione Piemonte, sia costretto ad ammettere che per far fronte ai tagli del governo si dovrà scegliere: aumentare le tasse regionali o tagliare posti letto, chiudere ospedali, aumentare i ticket...

E intanto la stampa riporta che ormai una famiglia su due non si cura più a causa dei costi. Una famiglia su due!: le basi della civiltà stessa sono ormai rimesse in causa.

Nello stesso tempo arriva la privatizzazione-svendita delle Poste, con migliaia di posti di lavoro soppressi, ancora una volta dietro la propaganda della "modernità". E poi i tagli ai servizi sociali, ai trasporti locali...

Allora, il Meeting e l'Appello di Torino non pongono in realtà la questione centrale per tutti i lavoratori e la popolazione, e cioè quella di unire le lotte per piegare il governo e costringerlo a fermarsi nella sua strada distruttiva?

Un anno fa, con lo sciopero CGIL-UIL questa strada si era aperta. Poi é stata inspiegabilmente abbandonata, con tutti i danni che ne sono seguiti. Riprenderla è l'unica possibilità che abbiamo di non finire nel baratro.

Ma per riprenderla è necessario battersi perché i dirigenti sindacali rompano davvero con il governo e con l'UE e riprendano ad organizzare la lotta, non a dividerla nelle scuole, negli ospedali, nei mille e mille luoghi di lavoro.

I 200 di Torino esprimono questa aspirazione che va ben oltre la scuola. Come aiutare a fare in modo che si faccia strada? Venite a discuterne nell'Incontro Aperto di sabato 14 novembre.


Lorenzo Varaldo

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